Marcia Internazionale NONviolenta Nizza-Roma-Atene

Dopo le manifestazioni di violenza a Roma il 15 Ottobre, l'Agorà Intenrazionale di Bruxelles, il 16 ottobre, ha deciso di continuare la "Marcia pacifica" cominciata in Spagna a giugno, proseguita verso la Francia da luglio in poi e terminata a Bruxelles l'8 ottobre. La Marcia prosegue dunque verso quelle città che sono state più colpite dai conflitti violenti.

Lo scopo principale di questa marcia è di rivendicare e diffondere i valori di una "democrazia reale" in Europa, nel mondo e dunque in ogni singolo paese. Essa denuncia la grave situazione cui ci hanno condotto i governi condizionati dalla grande finanza e promuove l'aggregazione politica democratica, apartitica e nonviolenta di tutte quelle persone vittime di tali ingiustizie, ossia la maggioranza della popolazione mondiale.

Tanti popoli diversi uniti in un unico popolo della democrazia reale!

Diario di bordo marcia NizzaRomaAtene (entro i limiti del possibile) -partenza 9 novembre (di antonio)


Comincerei 'sta specie di diario di bordo con un'espressione di Massimiliano Cangelosi, uno dei ragazzi che partono il 9 da Nizza per intraprendere il lungo cammino verso Atene. Se ho capito bene palermitano, ma domiciliato a Bruxelles. E' un'espressione che ha utilizzato quando discutevamo via skype dell'accoglienza ai confini con l'Italia. Diceva:

"Non importa se venite a mani vuote. L'importante è che venite!"

Ecco, mi sembra un'espressione saggia e al contempo carica dello spirito giovanile e coraggioso che ci vuole per cambiare la nostra società, in Italia come altrove. Fatene tesoro. E' più importante questa di tutte le parole che seguiranno! 

Questo sarà 'na specie di diario di bordo che scriverò durante il cammino per la "dignità" verso Atene, ad uso e consumo del popolo di Facebook (di madrelingua italiana ovviamente). Mi sarebbe piaciuto scriverlo almeno in un'altra lingua, ma mi sa che già è troppo se riesco a farlo in italiano.
Il punto è che devo guidare (e questo va bene perchè ho un ginocchio e un braccio che stanno peggio della mia jeep dell'86); dovrei anche comunicare le notizie più importanti ai vari soggetti individuali e collettivi che manifestano chiaro interesse per la marcia, ma ancora non ho imparato a usare lo smart phone di seconda mano che mi sono procurato per l'occasione... figuriamoci!

Cercherò di essere immediato e semplice, magari anche breve. Non ho il dono della sintesi.
Veramente, quando le sintesi diventano meccanismo o dispositivo strutturale nelle relazioni sociali, mi spaventano anche un po'. Ma farò del mio meglio.


Foggia 07 novembre 2011, h.0045

Bene, pochi minuti fa Ben Borges ha girato la decisione dell'assemblea dei ragazzi di Nizza. Si parte il 9 con l'intenzione di essere a genova per il 18 o il 19. Io parto domani da Foggia con la mia vecchia Jeep dell'86. Questo anche perchè non siamo riusciti a trovare di meglio.
Passo a prendere Alex a Roma, si va a Perugia aprendere delle scorte che ora staranno preparando Stefania e Daniele, e poi sii risale su fino a Ventimiglia. Se tutto va bene, cercherò di restare nella marcia almeno fino a Genova, più o meno i primi dieci giorni, sperando che qualcuno da altre parti di Italia si unisca alla marcia nel frattempo.
.
Mi dispiace dover lasciare l'orto che ho messo su con tanto d'amore nei mesi passati. Se penso a tutto il sudore che ho colato e quanta fatica ho fatto per costruire i bancali, sistemare le tubature, prparare il terreno, seminare... Dovevo ancora finire i trapianti delle insalate! Però, come se dice, non si può pensare sempre al proprio orto!... E questo mi sembra letteralmente il caso.

Foggia 08 novembre 2011, h. 00.50

Ho sentito oggi i ragazzi e le ragazze riuniti a Nizza. Finalmente siamo riusciti a connetterci con una videochiamata su skype. Stefania da Perugia non è riuscita a connettersi. 
La situazione mi è piaciuta molto. Voglio dire che mi ha fatto molto piacere vedere i visi e le espressioni dal vivo. Ho riconosciuto Niki, Massimiliano, Cedric e un altro ragazzo che avevo già visto nei vari filmati che ho guardato nei gg. passati. In più c'era Ben, che ho conosciuto a Namur lo scorso luglio. 

Bene. La situazione mi sembra un po' come l'ho immaginata. Più o meno. Il gruppo (circa una quindicina) è determinato a partire, costi quel che costi. Avevano bisogno di un furgoncino ma, per quanto ci si sia sbattuti per trovarne uno, non si è riusciti. Da Genova Marta e da Savona Gino, ci hanno messo tutta la buona volontà.

Mi fa pensare molto il modo in cui il popolo di Facebook reagisce o non reagisce a questo evento. Pochissime persone si sono prese davvero il carico di accogliere i giovani marciatori e le loro istanze. Stanno portando avanti un messaggio importante: democrazia, orizzontalità, apartitismo, nonviolenza, rispetto per l'ambiente... tutti prinicpi condivisibili, in fondo.
Ma perchè le numerose masse che popolano le tante pagine Facebook non si muovono? 
Non sarà forse perchè non capiscono fino in fondo il significato dell'evento? Non sarà che la troppa comunicazione, cioè la quantità delle informazioni, si sovrappone alla qualità delle informazioni, per cui l'evento passa inosservato come fosse un evento come un altro?

Peccato se è così. Perchè questa marcia invece è veramente importante. Non è una passeggiata, visto che si tratta di almeno 2000 km da percorrere a piedi. Mi sembra che sia la più lingua di quelle che sono cominciate quest'anno da giugno. E' nata dentro l'agorà di Bruxelles, cioè dentro un cerchio composto di persone, giovanissimi soprattutto che credono davvero che si possa cambiare la società con gli strumenti della democrazia reale e della nonviolenza. Hanno riflettutto sulle violenze di Atene e di Roma, consapevoli di quell'altro tipo di violenza che proviene dal sistema dei governi e della finanza mondiale. riflettendo e discutendo, sono arrivati a concludere che c'è davvero poca dignità nel reprimere la libertà e nel cercare di conquistarla con la violenza. Da qui il sottotitolo della marcia: next step for dignity, il prossimo passo per la dignità! 

La marcia ha per obiettivo principale la diffusione delle procedure democratiche che in realtà è quello che avremmo dovuto praticare sin dai tempi della seconda guerra mondiale: l'assemblea, la decisione collettiva, per consenso per giunta, e non per maggioranza. Se Norberto Bobbio fosse vivo la sosterrebe certamente, come sosteneva le marce di Aldo Capitini e di Danilo Dolci. Probabilmente, all'italiano medio di oggi, manca anche l'impulso motivato da una conoscenza più apporfondita della storia sociale che ci precede e che solo approfondendo ci può infondere coraggio e fiducia.

Speriamo bene!

Domani è un altro giorno.


Genova, 19 novembre 2011, h.12.00

Eccomi alla mia ultima tappa, per ora. Stasera o domani mi staccerò dalla marcia. L’Acampada in piazza De Ferrari è riuscita. La polizia e la digos non hanno posto problemi e non c’è stato nemmeno bisogno di contrattazioni. È strano, si direbbe, ma a mio avviso non lo è poi così tanto. Considerando che a Sanremo è stata chiamata la squadra antisommossa e che a Genova non ci è stato impedito di fare l’Acampada, devo dedurre che le forze dell’ordine hanno finalmente capito che il popolo in marcia verso Atene è un popolo di nonviolenti.
Oggi pomeriggio alle 3 parte la passeggiata solidale verso il quartiere alluvionato. Stanotte sono capitate alcune cose strane. Un tizio è passato per l’Acampada e ha tagliato alcune tende con un rasoio. Inoltre, tre inglesi, hanno preso a calci una tenda, cosa che ha generato un po’di tensione con i più giovani del gruppo. Per cui abbiamo dovuto fare i turni di guardia.
Per il resto, abbiamo ricevuto tanta solidarietà. Molte persone sono venute a stare con noi anche fino a notte inoltrata. Altri marciatori si sono aggiunti dalla Spagna e dalla Francia e si sono accampati anche due italiani.
Si resterà a Genova ancora per una notte e poi il popolo della marcia si dividerà in due gruppi. Uno proseguirà lungo la costa e l’altro deve ancora decidere. Questo perché ci sono posizioni diverse circa la questione di accamparsi nelle piazze principali delle tappe che si fanno. Non tutti infatti condividono l’idea dell’Acampada urbana. Alcuni preferiscono la spiaggia perché più comoda dal punto di vista logistico.
Non ho molto da dire. Sono molto stanco e stressato. Probabilmente risalirò verso Torino dove resterò almeno fino a metà dicembre.Non posso sapere se e quando mi ricollegherò.
Bon, speriamo bene!


Finale Ligure, 16 novembre 2011, h. 00.30

Oramai ho capito che aggiornare questo diario di bordo diventa sempre più difficile. La situazione, le circostanze e le sensazioni diventano, tappa dopo tappa, sempre più intense. Contemporaneamente anche le relazioni interne si solidificano, si dinamizzano, si complicano, si rinnovano. Non sono possibili momenti di stallo, di inerzia, di staticità. Dalle frontiere di Ventimiglia le forze dell’ordine ci seguono, ci perseguitano, ci pedinano, cercano di controllarci, “ordinarci” , segmentarizzarci nei loro schemi. Ma non ci riescono, non possono, perché non facciamo niente di male, non diamo veri problemi di “ordine pubblico”, non violentiamo le piazze, i luoghi pubblici, i luoghi che occupiamo, ma anzi li risvegliamo, li ripuliamo da tanti anni di appropriazione da parte di una minoranza vigliacca e senza moralità che impedisce lo sviluppo del dibattito pubblico, della discussione pacifica, del dialogo creativo e creatore, della democrazia vera. Come ripete in ogni occasione Massimiliano Cangelosi, “noi riempiamo le piazze non solo di parole ma di corpi”. Marciamo anche per loro, per i vincoli cui i singoli agenti, gli ispettori, i questori, i vice-questori, tutti i nostri simili sono soggetti. Marciamo per migliorare la condizione della nostra società, per riportare tutti, nessuno escluso, a riguardare dentro di sé, a rialzare la testa di fronte ai misfatti e alle ingiustizie che poche persone, guidate da principi anti-democratici, hanno imposto alla grande maggioranza delle popolazioni.

È difficile, è vero, capire che cosa sta succedendo; il disagio è radicato dentro la coscienza di ciascuno, ma quello che è partito è molto più grande di quello che in apparenza può sembrare. Nelle nuove generazioni è nato uno spirito nuovo, quello che il primo gruppo di giovani spagnoli che hanno accesso la scintilla, hanno racchiuso nello slogan: “Senza lavoro, senza casa, senza pensione, senza paura!”

La marcia continua. Dopo Sanremo, si è fermata ad Imperia, dove si è sviluppato un nuovo percorso, che ci ha condotto ad Alassio. Ad Imperia, tutto è filato liscio, grazie all’accoglienza organizzata dal centro sociale “La talpa” e dal circolo Arci. Ad Alassio, invece, dove l’unico circola Arci “Brixton” è stato fatto chiudere con motivazioni discutibili, si è sviluppata più o meno la stessa situazione di Sanremo.  È evidente che ordini superiori stanno cercando in tutti i modi di impedire che il movimento si sviluppi, ma anche che il flusso di questo movimento non può essere “arrestato” poiché guidato da principi ancora più superiori: i principi della democrazia e della nonviolenza.
Ma andiamo con ordine.

Gli eclaireus sono partiti come ogni giorno verso le 6.00 e gli altri verso le 9.00. Io, Massimiliano e Francesca siamo partiti verso le 11.00. La piazza di incontro ad Alassio era Piazza dei Partigiani.
Alle porte della cittadella siamo stati fermati da una pattuglia della polizia. Mentre i due gentilissimi agenti ci hanno fatto l’identificazione, è arrivato un giovane ispettore su uno scooter che ci ha posto subito le condizioni: pernottare con le tende nella piazza scelta non se ne parlava, per cui ci avevano riservato due luoghi: il primo una piazza sotto i ponti della ferrovia alla fine del lungomare, il secondo il nuovissimo Palasport nel centro, lasciandoci capire che nel palasport potevamo usufruire anche di servici decenti e soprattutto delle “docce”. Come da prassi abbiamo spiegato le nostre intenzioni, e cioè che potevamo andare a vedere i luoghi prescritti ma che avremmo potuto decidere solo dopo nell’assemblea interna.

Alle 14.00 era stato fissato l’appuntamento con il questore in carica Saverio Aricò, che ha voluto assolutamente conoscerci.
Abbiamo perciò formato una delegazione composta da noi tre italiani, uno spagnolo, due francesi.
Al commissariato abbiamo spiegato di nuovo i nostri scopi, il nostro modello di partecipazione, i nostri bisogni e i nostri problemi concreti. Nel frattempo sono arrivati tutti gli altri marciatori e abbiamo cominciato a cucinare: riso e verdure.
Dalle lunghe conversazioni-contrattazioni con la polizia si capiva benissimo che l’esempio di Sanremo aveva influenzato la percezione delle nostre reali intenzioni. Ci è stato espressamente chiesto di non dilungarci troppo nei nostri processi decisionali, come se noi volessimo intenzionalmente complicare il loro lavoro di garantire l’ordine pubblico. Purtroppo i bisogni concreti del popolo della marcia non sono ancora chiaramente compresi, e non solo dalle forze dell’ordine ma da tutti quelli che assistono dall’esterno.

All’assemblea popolare hanno partecipato i ragazzi del Brixton e alcune persone del posto. L’assemblea è stata molto costruttiva dal punto di vista della conoscenza reciproca e dell’elicitazione delle problematiche del luogo e della società in genere. I ragazzi del Brixton ci hanno spiegato perché hanno fatto chiudere il circolo ed espresso i loro punti di vista sui processi politici e sociali della società.

Dopo l’assemblea popolare e una breve pausa, ci siamo raccolti nell’assemblea interna. Abbiamo messo alll’ordine del giorno tre punti: 1) cassa comune 2) strutturazione della marcia 3) proposte forze dell’ordine.  Era importante discutere i primi due punti, sia perché erano nel calendario sin dai primi giorni, sia per poter analizzare dettagliatamente le proposte dei fratelli della polizia.

Massimiliano era deciso ad accampare nella piazza scelta da noi. Nel gruppo ciascuno è libero di fare quello che vuole, e personalmente ho chiaramente detto che se Massimiliano si fosse accampato lo avrei fatto anche io. Tuttavia nella discussione abbiamo valutato che, per esigenze pratiche, non conveniva accampare, e sia io sia Massimiliano abbiamo ritirato la nostra posizione. C’era chi era molto stanco soprattutto e aveva bisogno di riposare.

Mentre eravamo in assemblea interna ad approfondire i vari elementi che inevitabilmente venivano fuori, la polizia stanca dell’attesa è venuta e ha imposto una identificazione collettiva interrompendo così il processo democratico assolutamente essenziale alla buona riuscita della marcia dell’assemblea interna.

Ci sono stati diversi momenti di tensione, anche perché siamo solo in tre a comprendere l’italiano. La maggior parte, inoltre, non ha idea di come funzione la legislazione in Italia. Alcuni aspettavano i documenti che erano nei sacchi dentro la macchina di un ragazzo che a Imperia si era offerto con tanta gentilezza di portare ad Alassio.  L’incomprensione da parte di alcuni agenti della situazione reale ha insinuato in essi il dubbio che non li avessero.
Ci hanno ordinato di raccoglierci sulla ringhiera della piazza che dà sulla spiaggia dove erano raccolte le nostre cose. Uno dei poliziotti, Franco, mi ha intimato più volte di non parlare con tono arrogante e paternalistico e urlandomi intensa, la qual cosa mi ha letteralmente incazzare. Per cui mi sono ribellato urlando più volte che non aveva alcun diritto di intimarmi il silenzio. Questo momento è stato importante anche per i rgazzi e le ragazze della marcia che hanno tentato- inutilmente- di calmarmi.
(Se c’è una cosa che mi fa imbestialire è quando un uomo in divisa abusa del suo potere ed usa l’intimidazione e la violenza psicologica per controllarmi).

L’identificazione non è servita a ogni modo a farci desistere dal processo decisionale. Per cui, sopo le procedure della polizia, siamo ritornati in assemblea, ribadendo che soltanto dopo esserci consultati avremmo dato la nostra risposta. Ci siamo accordati per altri 40 minuti, che poi sono diventati 50.

Alla fine, abbiamo deciso che si andava tutti al Palasport ma che questa era una decisione di gruppo che non garantiva che ciascun individuo di noi avrebbe poi passato la notte là dentro.

Quando l’abbiamo comunicato il il questore è riomasto un po’ sorpreso perché evidentemente non si aspettava che avremmo accettato di andare al palasport. Non ricordo con esattezza l’ora, ma intanto il Palasport era chiuso oramai. Per un momento il questore ha mostrato un po’ di “indignazione” per il fatto che il Palasport oramai aveva chiuso. Così, dopo una seria di telefonate ci sono stati proposti altre due posti: una stanzetta di 10 metri quadri e una latro pezzo di spiaggia più vicina la centro, un posto tranquillo in realtà. La cvosa non è piaciuta e quindi abbiamo rifiuta, chiedendo di rispettare la proposta iniziale del Palasport .  Nell’attesa delle risposte alle telefonate varie che hanno fatto per resuperare le chiavi del Palasport,, la tensione si allentata e ci sono stati diversi momenti di dialogo, ma anche di discussione con la polizia. Eravamo nella piazza ma un po’ sparpagliati. Nell’attesa piano piano ci si è raccolti su un palchetto a un lato della piazza di fronte all’hotel de ville e ci si è messi nei sacchi a pelo a dormire là, cosa che chiaramente alla polizia non è piaciuta, per cui piano piano ci hanno tirato via dai sacchi.

Quest’ultimo momento ha prodotto sparpagliamenti vari. Per cui la polizia non ci ha capito più niente. Volevano che restassimo tutti uniti ma era nei fatti impossibile. Alcuni sono finiti sulla spiaggia, inseguiti da alcuni agenti. Nel mentre giunge notizie delle cchiavi del palasport, per cui alcuni finiscono la dentro. Io, Niki e Juliano (argenitna) siamo rimasti sulla piazza affermando il nostro diritto di circolare liberamente su suolo italiano, diciamo.

Morale della favola, la situazione si è giocata sul piano del serio e del faceto. In certi momenti la comicità ha preso il sopravvento sulla serietà.

Un elemento che ha creato ancora un po’ di tensione si è dato quando al Palasport la polizia ha imposto di non usare le docce, o meglio, ha detto che non sapevano dove erano!!! Naturalmente, chi aveva bisogno le ha trovate e ha fatto la sua doccia.

Risultato, il giorno dopo gli stessi agenti ci hanno aspettato a Finale Ligure. Non sapendo che avevamo fatto sosta a Ceriale invitati a pranzo dalla Casa dei Circoli, dove abbiamo vissuta un bellissimo pomeriggio, a un certo punto mi hanno chiamato al telefono. Il primo ispettore che ci aveva fermati ad Alassio, un simpaticone di Bari, si è spacciato per i servizi segreti israeliani!!!! In altre parole mi parlava per il culo perché il giorno precedente, in uno dei tanti momenti di sana conversazione, avevamo parlato di intercettazioni telefoniche e infiltrazioni nei movimenti e nelle istituzioni.  Nel concreto pretendeva che gli dicessimo dove eravamo, cosa che ha fatto un po’ ridere.

A Finale gli stessi protagonisti ci aspettavano con ansia e ci avevano già trovato un posto sulòla spiaggia senza sapere che noi eravamo ospiti dell’cooperativa Ubuntu. Per cui abbiamo di nuovo ripetuto i processi decisionali ma in questo caso, considerato che i rapporti con la polizia ci risultavano in definitiva costruttivi, oltre che cominci, mettendoci nei loro panni, piuttosto che farli aspettare abbiamo loro subito comunicato che avevamo giù un posto dove dormire, e cioè i gazebo dell’associazione.

Questo ha chiaramente prodotto una distensione definitiva.
L’assemblea popolare di Finale è stato molto breve. Cominciata molto tardi a causa della pausa a Ceriale, ha visto la partecipazione di poche persone.
Abbiamo cenato nel locale di Ubuntu. Tiziana, che lo gestice, ha chiesto tre di noi per cucinare. Dopo la cena, Tiziana, ha voluto presentarci la cooperativa, Essendo legata all’associazione Libera, è venuto fuori il discorso della mafia e delle cooperative di Libera Terra, che era stato toccato durante l’assemblea ad Imperia due giorni prima.

Alla marcia si è unita Virginia, una giovanissime ragazza di imperia che ci ha lasciato a Finale.












Sanremo, 13 novembre 2011, h. 12

Purtroppo in questi ultimi due giorni non sono riuscito ad aggiornare questo diario di bordo a causa delle tante piccole cose che ho dovuto fare, necessarie alla marcia e anche alla "mia" sopravvivenza.  Ancora non riesco a trovare un equilibrio in rapporto ai pasti e al dormire, per esempio, a causa dei ritmi che la marcia richiede e dei diversi ruoli che mi tocca coprire. Appena trovo un momento migliore provo anche a descrivere questi ritmi e l’organizzazione generale quotidiana (orari, pasti, problematiche varie).

Sabato, sono andato insieme a Cedric ed Eddy a recuperare un po' di cose a Nizza, per cui ho potuto visitare e vivere un po' la situazione del gruppo che si è raccolto durante e dopo il G20. Sono sistemati in una vecchia copisteria, disposta su due piani, ben organizzati, con cucina e anche una ciclofficina o comunque un reparto dove costruiscono carriole o carretti con materiale riciclato. In prevalenza francesi e spagnoli, ci sono anche belgi, un vietnamita (checi ha raggiunto ieri a Sanremo, una venezuelana, qualche inglese e olandese e tedesco).

Mi sarebbe piaciuto diffondermi un po' su questa giornata a Nizza e sull'assemblea di Ventimiglia (dove è venuto anche Vinz e altre persone del posto), ma non ho tempo e quindi passo alla giornata di ieri a Sanremo che, a mio avviso, è stata fondamentale sotto diversi aspetti. Ne parlerei infatti anche in maniera schematica (secondo le mie impressioni naturalmente).

La giornata di ieri è stata importante per i seguenti motivi:

1) C'è stato un primo vero confronto con le forze dell'ordine e contemporaneamente con le persone del posto, tenendo conto che Sanremo è stato il primo paese in cui il popolo della marcia è stato veramente "accolto" dalle persone, cosa che a Ventimiglia non è accaduto per i soliti motivi di comunicazione. 
2) Il quale confronto ha generato delle dinamiche nuove all'interno del popolo della marcia nel quale ci sono posizioni molto differenti (come è giusto che sia) su diversi punti ed in particolare proprio sulla questione dell'acampada.
3) Chi non conosce per niente (cioè tutti, eccetto i 3 soli italiani presenti nel gruppo: io Massimiliano e Francesca) la situazione italiana, ha avuto le prime impressioni importanti circa i metodi delle forze dell'rodine, la partecipazione cittadina e anche la varietà delle posizioni nelle forze dell'ordine.
4) Sanremo è stata importante per un altro motivo in particolare: il discorso dell'apartitismo e il problema delle bandiere che, come previsto, è venuto fuori subito.
5) Sanremo è stata importante anche per il discorso della comunicazione, la diffusione e l'accoglienza dell'evento "MARCIA" in Italia (v. punto 1).
6) Sanremo è stato importante per la "conoscenza reciproca" tra il gruppo in marcia e le persone impegnata in lotte cittadine apartitiche e/o persone che non sanno niente né della marcia né del movimento degli indignati.

Ma ora passo alla narrazione dei fatti più dettagliati sulla giornata di ieri a partire dal pomeriggio, quando io e Francesca siamo arrivati con la Jeep in piazza Colombo, la piazza centrale dove erano già arrivati gli "eclaireurs" (cioè quelli che anticipano l'arrivo per cominciare a informare la popolazione dell'arrivo dei marciatori, ritrovare i contatti presi nei giorni precedenti, trovare le postazioni internet, bagni, docce, ecc…)

Quando siamo arrivati c'era Tiziana, impegnata in diverse lotte: quella per l'acqua, quella dei No Tav e quella contro la distruzione del paesaggio. Tiziana aveva le tre bandiere di queste lotte la qual cosa ha subito generato un conflitto con Francesca quando ancora non uscivamo dalla macchina. La questione delle bandiere era cosa prevedibile e a Sanremo è venuta fuori in maniera eclatante (a Ventimiglia una signora ha "donato" una bandiera di Che Guevara, che è rimasta sventolante nell'acampada per un po' di tempo, fino a quando non è stata ritirata.

Eravamo ancora in macchina quando ci siamo conosciuti. Tiziana era dal lato del mio finestrino per cui io mi sono trovato in mezzo alle due che hanno subito cominciato a scambiarsi una serie di punti di vista sulle bandiere. Alla fine, si è trattato solo di capirsi sul fatto che comunque le bandiere di Tiziana non erano bandiere di partiti o sindacati, ma di comitati e/o gruppi di cittadini impegnati da anni in certe lotte che il popolo della marcia non può non condividere. Piano piano ci si è capiti su un punto, a mio avviso, importantissimo per il gruppo dei marciatori soprattutto: e cioè che non bisogna confondere i simboli di lotte civiche con quelli dei partiti e dei sindacati e di associazioni politiche schierate partiticamente  (se l'espressione rende). Ed in secondo luogo è cominciato un "processo" di conoscenza reciproca.

Appena sono arrivati gli altri marciatori, se ricordo bene tra le 15 e le 16 (i marciatori non arrivano necessariamente tutti insieme) si è deciso di montare le tende. L'interesse per l'evento da parte della popolazione locale mi sembra sia stato molto alto. Ci sono stati molti momenti dialogici tra noi e le persone che passavano e si fermavano interessate. Abbiamo anche ricevuto un contributo di 100 euro da una signora da quello che ho saputo!

Alle 17.30 è cominciata l'assemblea popolare, che ha visto la partecipazione di diverse persone di Sanremo, tra cui Tiziana e Giovanni che sono appunto le due persone che hanno preparato l'accoglienza. C’erano anche persone di Imperia.
La presentazione dell'assemblea è stata essenziale e molto efficace verso chi non aveva mai assistito ad un'assemblea con l'introduzione del linguaggio non-verbale. E' stata nel suo insieme (dai marciatori e dalla persone del posto che vi hanno partecipato) considerata una buona assemblea.
Per quanto mi riguarda, nonostante avessi il ruolo di facilitatore, non ho potuto seguirla perché, dopo non più di mezz'ora dall'inizio dell'assemblea sono apparsi l'ispettore ed alcuni agenti della polizia, due agenti della polizia municipale e diversi carabinieri, e mi è stato chiesto di andarci a parlare. Tutto, per quanto riguarda il discorso forze dell'ordine, comincia qua (h.18:00 più o meno)

Ci siamo presentati e siamo subito entrati in una dimensione dialogica direi positiva. Con me c'erano Sara (francese), Alexandra (francese) e Cino (spagnolo). Per cui anche il discorso della traduzione simultanea è stata molto utile per la negoziazione (se la possiamo davvero chiamare così) e per la conoscenza reciproca. Ho chiaramente specificato che tutto quello che ci avrebbero proposto di fare sarebbe stato valutato e discusso nell'assemblea interna dei marciatori.

All'inizio, considerato che a Venitimglia ci siamo accampati sul lungomare, hanno provato a proporci una cosa simile anche a Sanremo, ma gli abbiamo detto chiaramente che questo lo si escludeva a priori a causa del freddo soprattutto. Per cui cia hanno proposte due piazzette sempre sul lungo mare ma internate. La prima una piazzola asfaltata ma con l'erba intorno a circa direi un 300 m. da piazza Colombo. La seconda quella che chiamavano la piazza a sud-est, cioè un parcogiochi per bambini sullo stesso percorso dell'altra ma ancora più lontana... almeno mezzo km da Piazza Colombo. Entrambe comunque imboscate e per altro isolate. 
Volevano portarci a vedere le piazzette in macchina cosa che abbiamo rifiutato radicalmente e che ha portato loro a decidere di andarci tutti a piedi!

Viste le piazze (e sto saltando tutti i passaggi dialogici in cui appunto secondo me si sono generati i primi germogli nei marciatori non italiani in rapporto alle forze dell'ordine italiane) e discusso a lungo sulle tematiche del movimento, sulle problematiche comuni, ecc... siamo ritornati in piazza e ci siamo messi subito in assemblea interna per decidere cosa fare e che cosa rispondere alle loro proposte.

L'assemblea, a mio avviso, è stata molto bella dal punto di vista del confronto tra i marciatori e i cittadini di Sanremo che hanno in tutto partecipato e sostenuto moralmente tutto quello che i marciatori proponevano.
Durante questa assemblea, l'ispettore, i vigili e i carabinieri a un certo punto sono scomparsi. Sono state fatte varie proposte tutte dettagliatamente discusse. La compagna greca Niki ha proposto che sarebbe stato opportuno fare una resistenza passiva solo se le persone del posto ne fossero state d'accordo (e dunque di supporto). Questa proposta ha comunicato chiaramente disagio in qualcuno dei sanremesi presenti. Poiché, si diceva, se fossero stati avvertiti prima dell’arrivo della marcia, si sarebbe stati anche più numerosi e potuto dare un sostegno più forte. I vari altri interventi sono stati tutti discussi ma alla fine è stata consensuata la mia proposta: contrattare con le forze dell’ordine ad oltranza fino ad arrivare a chiedere di farci restare nella piazza presa, mediante il dialogo e la mediazione  (mi sono proposto come mediatore) ed arrivare anche alla resistenza passiva se necessaria, ma solo dopo un lungo processo di negoziazione. La proposta teneva anche conto della stanchezza e del fatto che non avevamo ancora cenato.

A un certo punto è sbucata la Digos e una squadra antisommossa per cui sono dovuto andare a parlare e spiegare che stavamo prendendo una decisione. L’arrivo della squadra antisommossa ha fatto un po’ preoccupare quelle persone che temevano per distruzione delle tende (già capitato in altre occasioni) e quelle non familiari a queste situazioni.  
Il capo della squadra è stato molto duro mentre l’ispettore  è stato piuttosto ragionevole (anche perché eravamo nella piazza centrale di Sanremo con il concerto spettacolo Tenco in corso!)

Dopo la prima discussione con la Digos, abbiamo preso tempo e ci siamo raccolti ancora in assemblea in mezzo alle tende. Abbiamo raccolto e discusso punto per punto le proposte di ciascuno di noi.  Alcune persone si sono divise, preoccupate degli esiti. Ma tutti gli altri hanno continuato a discutere sull’efficacia di fare una prova di forza mediante resistenza passiva, chiamare stampa e legal team ed altro. Abbiamo ribadito che non si andava in quelle piazzette che ci avevano proposte. Le tende erano davanti a un ristorante e un signore di Sanremo ha suggerito di proporre alle forze dell’ordine di lasciarci restare sulla stessa piazza ma in una zona più arretrata in modo da non rubare la visuale del ristorante.  Il confronto all’interno è stato molto significativo, poiché si è capito chiaramente che ci sono posizioni diverse circa l’opportunità di fare o no una resistenza passiva. Alcune persone non hanno alcuna voglia di rischiare di passare la notte in questura. La problematica è molto legata al significato simbolico che si dà alle singole città, ai problemi che una resistenza passiva creerebbe alla marcia in termini temporali (es, in caso di identificazione, arresti ecc…). Le nostre discussioni erano comunque strategiche e miravano a prendere tempo e fare un po’ stressare i nostri simili in uniforme! Poiché appena entrati in Italia, qualcuno non riteneva fosse il caso di cominciare subito con questi gesti. Punti di vista, comunque!
Si sono valutate diverse ipotesi. Infine la Digos ci ha fatto una nuova proposta. E cioè di spostarci 20 metri più vanti, in un strada laterale molto visibile, sotto i portici di un palazzo. Allora siamo andati a visitare il luogo dividendoci in due gruppi a turno, ci siamo raccolti di nuovo in assemblea, rivalutato tutto e considerato che in fondo non era cattiva come idea, visto che si stava anche un più al caldo, vicinissimi alla piazza centrale e dunque “visibili”. Insomma questa proposta è piaciuta, poiché permetteva di spostare le tende velocemente, senza fare tutto il casino che avremmo dovuto fare per andare nelle altre piazze.

Per alcuni la situazione ha rappresentato un momento di crescita, di osservazione delle differenze e della pluralità abbastanza variegata. La situazione ha costituito anche motivo di un più intenso processo di conoscenza reciproca tra il popolo della marcia e i sanremesi, ha lasciato in alcuni la percezione delle difficoltà che si incontrano dentro un collettivo così variegato.

Mi fermo qua…. Per ora.